Ponte Rotto – Pons Ruptus…

Un gran numero di ponti a Roma collega le due rive del Tevere. Alcuni sono moderni, altri risalgono ad epoca romana, altri sono rifacimenti moderni di ponti antichi. Proprio al centro del fiume, dove la corrente è particolarmente forte, di fronte all’isola Tiberina e agli antichi ponti Cestio e Fabricio, è possibile ammirare una grande arcata in pietra che i Romani chiamano ponte rotto Pons Ruptus: si tratta di ciò che rimane dell’antico “pons Aemilius”, che in origine contava ben sei arcate. La costruzione del ponte viene attribuita solitamente ai censori Marco Emilio Lepido e Marco Fulvio Nobiliore, ma costoro provvidero unicamente, in occasione dei lavori che portarono all’apertura dell’Emporium nel 179 a.C., alla fondazione dei piloni ed alla posa di una passerella in legno. Soltanto nel 142 a.C. il ponte fu terminato con l’edificazione degli archi in pietra per merito dei consoli Publio Cornelio Emiliano e Lucio Mummio. Numerose sono le leggende legate a questo ponte, ad esempio, lo storico Lampridio racconta che nel 222 d.C. dal ponte fu gettato nel fiume il corpo del crudele imperatore Eliogabalo, legato con un peso per impedire che tornasse a galla e venisse recuperato. Invece, il poeta Giovenale – in una sua Satira – consiglia al suo amico Postumio, che sta per sposarsi, di andare a buttarsi giù dal ponte Emilio. Nel 1552 Michelangelo prepara i progetti per il rafforzamento della sua struttura, ma i lavori vengono eseguiti, malissimo. Nel 1557, cinque anni appena dopo il restauro a causa di un’alluvione, tre arcate crollano. Per volere di Papa Gregorio XIII il Comune di Roma nell’anno giubilare 1575 restituì alla originaria robustezza e bellezza il Ponte Senatorio. In tale occasione il ponte fu utilizzato per condurre in Trastevere la nuovissima conduttura dell’Acqua Felice e rifornire in particolare la fontana in piazza di S.Maria in Trastevere. Purtroppo nel dicembre 1598, a causa di un’altra gigantesca piena, il fiume portò via la conduttura insieme a tre delle sei arcate, che non vennero più ricostruite. La metà del ponte rimasta in piedi, ancorata alla riva destra, fu trasformata in giardino sospeso, una sorta di balcone fiorito sul Tevere, sino alla fine del 700’. Nel 1853 un progetto dell’ing. Pietro Lanciani restituì vita al ponte con la costruzione di una passerella metallica sorretta da funi che lo collegò alla riva sinistra. Tale soluzione durò fino al 1887, quando fu decretato l’abbattimento della passerella e la creazione del nuovo e adiacente ponte Palatino. Per motivi tecnici connessi a questa nuova costruzione l’antico ponte venne privato di due delle tre arcate e definitivamente soprannominato “rotto”, lasciando come unica testimonianza la campata a tutt’oggi ancora visibile.



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